mostra: Re-trahere
L’Accademia di Belle Arti di Venezia presenta Re-trahere, mostra personale dell’artista tibetano Awangzhaba, a cura del professor Paolo Fraternali di asia.program ABAV, realizzata in collaborazione con LINLI Art Space. L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 3 al 30 luglio 2026 negli spazi del Padiglione 36 a Forte Marghera.
Con Re-trahere, il programma internazionale asia.program ABAV prosegue il proprio impegno nella valorizzazione delle ricerche artistiche contemporanee, favorendo il dialogo tra culture, poetiche e sensibilità diverse.
La mostra si configura come un viaggio nell’enigma del volto, tra assenza, mistero e metamorfosi spirituale. Da decenni Awangzhaba sviluppa una ricerca che intreccia questioni estetiche, ontologiche e metafisiche: il ritratto non è restituzione mimetica di un’identità stabile, ma luogo di rivelazione del mistero. Ogni volto dipinto si sottrae allo sguardo, si ritrae, lasciando emergere una presenza che coincide con la sua stessa assenza.
“Il termine ritratto ci rinvia all’etimologia latina re-trahere, ovvero il ‘trarre fuori’ dal modello gli elementi caratteristici. - spiega il curatore Paolo Fraternali, docente di Grafica d’Arte all’Accademia di Belle Arti di Venezia - Ma ritratto è anche participio passato di ritrarsi: è il modello stesso della rappresentazione che si ritrae allo sguardo che lo cerca. Awangzhaba pone l’accento su questa seconda accezione. Pertanto, il ritratto qui ha a che fare con l’assenza o, meglio, con la presenza di un’assenza”.
Informazioni:
Re-trahere
Inaugurazione: giovedì 2 luglio 2026, ore 17.30
Apertura al pubblico: dal 3 al 30 luglio 2026
Mar - Dom, orario 17.30 - 20.30
Padiglione 36, Forte Marghera, Venezia Ingresso libero
Le serie esposte testimoniano questa poetica con intensità. Nei dipinti della serie Occhi, realizzati con tecniche pittoriche stratificate su lino e ispirati al principio filosofico “Uno genera Due, Due genera Tre, Tre genera tutte le cose”, l’artista evoca l’esperienza infantile della foresta al calare della notte: una relazione inquieta tra lo sguardo che cerca e l’infinito arretramento del cercato.
Le opere su carta di riso – tra cui Ando Chamba, Yongdeng (Geshe) e Dudeng Living Buddha – presentano figure divine incarnate nella mimesi del corpo-volto umano, prive di attributi essenziali e portatrici di un mistero più denso. Le serie La Grandezza Umana dietro la Divinità e Il Libro del Desiderio propongono una riflessione sull’evoluzione umana come cammino spirituale: l’Io e i corpi superiori si trasformano attraverso il Mistero, in una “respirazione cosmica” tra mondi fisici e mondi spirituali.
Chiude il percorso la serie I Grandi Realizzati, omaggio a Tsangyang Gyatso, sesto Dalai Lama e poeta di fama mondiale, i cui canti d’amore – tramandati nell’edizione xilografica tibetana di Lhasa e tradotti in oltre venti lingue – costituiscono un patrimonio culturale prezioso. In questi ritratti, l’interiorità singolare si immerge nel tutto della natura e si espone al nulla dell’io.
La pittura di Awangzhaba – già Vice Segretario Generale dell’Associazione degli Artisti del Tibet dal 1991 al 2018, nonché maestro d’arte e scenografo – si fa tersa, vibrante, attraversata da una tenerezza che raggiunge vette liriche simili a preghiere.
In dialogo con le opere di Awangzhaba, nella sala attigua a quella della mostra, si presentano le creazioni degli studenti del corso di Secondo Livello di Grafica d'Arte indirizzo Illustrazione e Fumetto dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. L’iniziativa, a cura di Cinzia Tusini, nasce dalla collaborazione tra le cattedre di Illustrazione, prof. Alessandro Sanna, Tecnologia della Carta, prof. Dario Cestaro, e Arte del Fumetto, prof. Matteo Alemanno.
La mostra degli artisti in formazione comunica con l'artista tibetano ispirandosi al tema del ritratto, sviluppato attraverso le modalità espressive proprie del linguaggio artistico del fumetto e dell'illustrazione, raccontando di alcune forme del rappresentare e del rappresentarsi. In esposizione le opere di: Paolo Fraternali, Cecilia Andreatta, Aria Aubry, Greta Benetton, Gaia Meneghetti, Giorgia Pirani, Prasham Salarin, Alessandra Piva, Arianna Andrizzi, Matteo Capelli, Pietro Garofalo, Francesco Gaspari, Susanna Tonarelli, Chiara Christina Baumgärtel, Eleonora Zambon, Camilla Belfiore, Francesco Zanetti, Vittoria Martinelli, Anna Martina Basso, Martina Vittoria, Gong Yan, Giulia De Gobbi.
Awangzhaba Nato nel febbraio 1964 a Chamdo, in Tibet, si è diplomato presso la Scuola d'Arte della Facoltà di Belle Arti dell'Università del Tibet nell'agosto 1985. Nello stesso anno, è stato assegnato alla Scuola Magistrale della Prefettura di Chamdo come insegnante d'arte. Nel 1987, è stato trasferito alla Compagnia di Spettacolo Artistico di Chamdo come scenografo, mentre nel 1989 è stato assegnato al Centro Culturale di Chamdo come creatore artistico. Dal 1991 al 2018, ha servito come Vice Segretario Generale dell'Associazione degli Artisti del Tibet fino al pensionamento. Tra i principali riconoscimenti e mostre: nel 1988 ha vinto il Premio First Class per l'opera "Attesa" alla Mostra d'Arte Tibetana Contemporanea organizzata a Pechino dall'Associazione degli Artisti Cinesi e dall'Associazione degli Artisti del Tibet; nel 1989 ha partecipato alla Mostra di Pittura Paesaggistica del Tibet tenuta a Guangzhou; nel 1993 ha preso parte alla Mostra di Pittura del Tibet a Macao; nel 1997 è stato co-creatore del dipinto a olio su larga scala "Estrazione dal vaso d'oro (lotto d'oro)", premiato con il Premio Qomolangma per la Letteratura e l'Arte del Tibet; nel 2006 ha partecipato alla Mostra d'Arte per l'Amicizia Cina-Nepal; nell'agosto 2013 ha tenuto la sua prima mostra personale a Lhasa; nel novembre 2014 ha partecipato alla mostra "École de Peinture de l'Altopiano con Cieli Blu e Terre Pure" a Parigi, Francia; nell'ottobre 2015 ha realizzato la mostra personale "L'Uomo Kham: Ngawang Drakpa e l'Arte Pittorica Contemporanea" presso il Museo della Fondazione d'Arte Li Keran a Pechino; infine, nel 2016 ha ricevuto il Secondo Premio Qomolangma per la Letteratura e l'Arte del Tibet.