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 Accademia di Belle Arti Venezia

Corso di

Tecniche e Tecnologie della Decorazione

Annualità | Biennio


Docente Milena Zanotelli

TUTTI GLI AVVISI
Presentazione

FORÈSTE

Un viaggiatore una volta chiese alla domestica di Wordsworth di mostrargli lo studio del suo padrone, e lei rispose:

Questa è la biblioteca, ma il suo studio è là fuori, oltre la porta.

Henry David Thoreau

 

PREMESSA AL TEMA DEL CORSO

Le foreste rappresentano, nella storia del genere umano, il confine tra civiltà e natura selvaggia. Molto spesso sono state territorio di conquista, spazi da convertire in agricoltura, all’allevamento e agli insediamenti urbani. Sono state rifugio per briganti, ladri e chiunque avesse problemi col vivere civile o con la giustizia, motivo questo che ha permesso la distruzione di territori impervi ritenuti covo di figure poco raccomandabili sia in Italia come in molta parte d’Europa. Oggi, i boschi mostrano ampi segni di recupero, seppure superficiali, pur essendo ormai lontani da quello che erano in origine, a livello territoriale, che vedeva la penisola interamente ricoperta da foreste. Ad oggi restano aree piuttosto limitate con molte specie animali e vegetali oramai scomparse o drasticamente ridotte. Nel resto del mondo le foreste non se la cavano meglio, continuano a piegarsi alla nostra espansione, sono costantemente minacciate da piogge acide, dal taglio per uso industriale, dagli incendi e, ovviamente, al cambiamento climatico.

Le foreste urbane, le cosiddette aree verdi delle nostre città (il verde pubblico o urbano è il patrimonio di aree verdi cittadine distribuite su tutto il territorio comunale come parchi, giardini e aiuole pubbliche) sono confinate in spazi spesso residuali, progettati e costretti in metrature imposte, da demanio pubblico. Una definizione, quella di area verde, che risale a inizio Novecento, quando, in ambito urbanistico, sono stati imposti una serie di standard e gli spazi aperti hanno cessato di essere luoghi per diventare dotazioni quantitative: il colore verde della vegetazione è servito a individuarli e descriverli, senza però considerare i caratteri ambientali, funzionali, morfologici, simbolici, estetici, etc. alla base della distinzione lessicale in uso appena qualche decennio prima. Così è in ogni città e comune così è anche a Venezia.

Venezia però è soprattutto un luogo – parte di spazio, idealmente o materialmente determinata, che un corpo può occupare ma anche posto, parte della superficie terrestre con particolari caratteristiche – un angolo di mondo, frutto dell’intervento dell’uomo ma anche della natura e del tempo, con una sua voce e un suo carattere ben preciso. Un luogo raro che rischia di essere banalizzato, convertito in una serie di spazi funzionali. Un luogo composto anche da spazi verdi, popolati da immaginari mitologici, storici, fiabeschi, fantascientifici, luoghi spesso controversi e difficilmente semplificabili, dove si incontrano l’umano e il selvatico, inteso qui come forèsto. Luoghi che ci definiscono e che sono prima di tutto paesaggio, ben lontani dalla definizione contemporanea di paesaggio come luogo di conforto, ameno e interessante, come un insieme di beni artistici e naturali con un valore patrimoniale, da difendere e conservare. Il paesaggio, che è sempre la forma di una cultura, di cui il giardino fa parte, è la nostra autobiografia collettiva, con cui scriviamo le nostre stesse storie e i nostri orizzonti futuri; è parimenti un luogo conosciuto ma anche un luogo remoto, forèsto, salvatico, come ben scrive Mario Rigoni Stern, un luogo abitato dal vivente: piante, animali e persone. Il giardino e il suo paesaggio, sia esso antico o moderno, pubblico o privato, utile o di piacere è oggi, soprattutto, un luogo di resistenza e per noi che lo incontreremo e conosceremo sarà un laboratorio dove sperimenteremo un modo per stare sulla terra, perché il giardino, come Venezia, è prima di tutto un luogo dove natura e cultura privilegiano la diversità, le connessioni e gli scambi, l’incontro altruista e non l’esclusione egoista. E in questo luogo impareremo ad orientare il nostro sguardo e ad aprire nuove prospettive come riconoscere che piante, animali e sassi hanno competenza trasformativa, dunque progettuale e che qualsiasi nostra azione nel mondo è un fatto tecnico che si aggiunge a una moltitudine di altri fatti tecnici non umani: un modo di stare al mondo, di fare mondo.

Ma cos’hanno in comune le foreste, lemma con il quale è iniziata questa premessa, con le Forèste, termine che da il titolo al percorso di questo Anno Accademico? Cosa hanno in comune gli alberi dei nostri giardini con quelli millenari? Le erbacce con i luoghi? I semi con le migrazioni? I fiori di campo con il mais o il cotone che utilizziamo ogni giorno? Le erbacce crescono ovunque, registrano le condizioni climatiche che calpestiamo: esposizione, umidità, terreno argilloso o sabbioso. Viaggiano, proprio come noi: col treno, nel risvolto dei pantaloni, portate dal vento, con gli zoccoli degli animali, a rimorchio di altre piante. E come per i migranti, i forèsti, con cui condividono un destino comune, sono sempre guardate con sospetto; il tempo, quello atmosferico ma anche quello storico, non le ferma. Sono l’impossibilità d’arresto della vita, alcuni la chiamano Libertà, altri ne hanno paura. La vita delle foreste, anche quella dei nostri giardini, foreste urbane addomesticate, è legata indissolubilmente all’habitat umano, ai luoghi che ci definiscono, e quindi alla cultura, l’economia, l’arte.

Nel nostro percorso didattico visiteremo giardini, familiarizzeremo con il concetto di Terzo Paesaggio, ci inoltreremo in ambienti tematici, incontreremo odori, reperti e manufatti, sfrutteremo le mappature geografiche e cartografiche, quelle della memoria e del ricordo in cui materie, colori e toni avranno il compito di trattenere insieme immagini, forme e, soprattutto, idee.

Le lezioni esterne, a Venezia, sono parte integrante del corso. Il Corso è annuale. Calendario, materiali e informazioni aggiuntivi sono a disposizione degli iscritti nel canale Teams del Corso. Per l'iscrizione siete pregatə di inviare la richiesta a [email protected]

Materiale allegato